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Greenpeace, l’associazione ambientalista militante, martedì scorso in una conferenza stampa a Pechino, ha denunciato numerose griffe di abbigliamento che producono in Asia, perché i loro indumenti rilasciano sostanze chimiche tossiche che negli uomini possono danneggiare gli organi riproduttivi.
Fate una piccola ricerca con uno dei motori, scrivendo “greenpeace su marchi moda” troverete decine di pagine di giornali e siti che riportano la notizia.
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L’attenzione al prezzo e l’importanza del rapporto qualità/prezzo è ben diversa rispetto al passato, ma è pur vero che questa nuova sensibilità al prezzo non significa economizzare a tutti i costi, bensì spendere bene, con intelligenza, assicurandosi il meglio.
Almeno 10 milioni di persone in Italia e parecchi milioni nel mondo, che ogni giorno decidono come spendere il proprio reddito, sono disponibili a praticare il risparmio in parecchie categorie nell’ambito delle quali scelgono i prodotti meno costosi, per potersi permettere l’eccellenza in altre.
Questo fenomeno del “lusso accessibile” è inoltre accentuato dal crescente desiderio di soddisfare bisogni emotivi legati alla sfera del benessere, dell’auto-gratificazione, dell’affermazione sociale e della cura di sé e dei propri cari.
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Poiché siamo un popolo di “inventori”, la scorciatoia per risolvere l’arcano è stata rapidamente trovata: nasce il il “made a metà”; una versione tutta legale della NON Produzione Italiana, spesso non etica, dai costi vantaggiosi per prezzi alla portata di tutti.
Un “made a metà” che si pone come antagonista di chi per scelta, non si adegua, di chi resiste, testardo, a voler fare della qualità reale la ragione della propria impresa.
I nostri partner, come siamo soliti chiamare i nostri fornitori, sono quelli che credono nel loro lavoro, che mettono passione in ciò che fanno, assicurandosi che il risultato del prodotto ottenuto sia ineccepibile.
Sono questi produttori, e molti altri che ancora non conosciamo, che nei fatti sostengono lo scontro aperto con il “made a metà”, rivolgendosi ogni giorno fiduciosi a consumatori che apprezzano e valorizzano i loro prodotti.
Ci piace chiamare questa catena “mercato colto” perché fatto di produttori consapevoli che si rivolgono a consumatori consapevoli.
Un mercato “colto”, forse di nicchia, fatto di consumatori che riconoscono la cura nei particolari, dalla scelta dei materiali alla loro trasformazione in oggetti di design contemporaneo
Atmosfera Italiana nasce proprio come spazio dedicato alla qualità vera, con la precisa volontà di sostenere produttori protagonisti del made in Italy contro il “made a metà”, sicura del fatto che esiste un mercato fatto di consumatori consapevoli che apprezzano il valore aggiunto di una qualità a 360 gradi.
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“Il nostro cliente è chi si sente a casa sua entrando nella nostra. Il nostro cliente vuole tenere alta la qualità della propria vita appagando la vista, il gusto, l’olfatto e il tatto.”
Carla Bonino, Presidente di Atmosfera Italiana S.r.l., lo presenta così questo sito di e-commerce innovatore – concepito per portare al mercato globale prodotti italiani rigorosamente d’eccellenza (prodotti alimentari, di design, il tessile per la casa e la persona, la cosmesi) – e che finalmente propone uno stile diverso dal solito “supermercato virtuale”.
Carla in merito al sito dice “Noi ci rivolgiamo a quella tipologia di consumatori che fanno acquisti online soprattutto per accedere a prodotti particolari – difficilmente reperibili nell’ambito della distribuzione tradizionale.”
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Riportiamo di seguito l’appello dell’ADI (Associazione per il Disegno Industriale) che sotoscriviamo in toto.
Cari soci,
vi prego di prestare attenzione a quanto segue e vi chiedo di intervenire urgentemente a supporto dell’azione dell’ADI a
DIFESA DELLA PROPRIETA’INTELLETTUALE DEL DIRITTO D’AUTORE.
Come sapete il 27 gennaio scorso l’UE (Unione Europea) ha confermato la validità del DIRITTO D’AUTORE nel proteggere le opere di ingegno.
La protezione vale 70 anni dopo la morte dell’autore e si aggiunge ad altre protezioni effettuate dall’impresa quali il registro brevetti e marchi a protezione del prodotto.
Un importante risultato che afferma la validità dell’idea e rafforza la posizione dell’autore, il progettista.
Un importante risultato per le imprese che investono nel rapporto con il designer e per la promozione di prodotti originali, nati dal lavoro comune.
Il risultato arriva dopo 10 anni di lotte con una piccola parte di aziende (Consorzio Origini) che si arroga il diritto di copiare, e di continuare a farlo, con argomenti superficiali e demagogiche che hanno ottenuto, purtroppo negli anni, ascolto da parte delle Istituzioni italiane.
In gennaio la Commissione Europea ha richiesto all’Italia di adeguarsi al rispetto della Sentenza.
Abbiamo brindato a questo successo che qualifica chi investe nel design vero e produce in Italia a costo di sacrifici, con passione intellettuale oltre che commerciale.
Nell’ultimo decreto mille proroghe è stato introdotto, all’ultimo giorno, un emendamento per mettere di nuovo in discussione questo legittimo risultato.
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Oggi la maggioranza delle persone pensa che un mobile, per fregiarsi dell’appellativo “di design”, debba assumere forme estrose e particolari. Personalmente io non sostengo né condivido questa interpretazione di design. Resto piuttosto fedele al concetto elaborato dal noto movimento tedesco degli anni venti, anzi arrivo perfino a estremizzarlo, ascrivendo nel concetto di design la rielaborazione in termini contemporanei degli archetipi del mobile.




